Blog - L'adolescenza sulle ali di Icaro PDF Stampa E-mail
Scritto da Paola Carbone, Elisa Casini, Anna Ferrari   
Numero 220 - anno 2010 - pagg.   
Venerdì 16 Luglio 2010 09:33
Tra i comportamenti rischiosi giovanili l’incidente prevale per frequenza e pericolosità: l’ISTAT (2007) segnala più di mille morti l’anno e più di 80000 feriti nella fascia d’età 15-24 anni. Ciò malgrado, spesso, si tende a banalizzare l’incidente considerandolo una ragazzata o un evento dettato dal fato. Dalla nostra esperienza clinica emerge invece che in molti incidenti giovanili entrino in gioco non solo fattori esterni, ma anche fattori emozionali consci (sfida, ricerca di sensazioni forti) o inconsci (depressione, autolesionismo) che fanno dell’incidente “l’agito” attraverso cui possono esprimersi diverse problematiche dell’adolescente. È dunque necessario offrire a questi giovani uno spazio di ascolto per attivare un’elaborazione dell’incidente utile ad evitare che i problemi psicologici che l’hanno indotto vengano cancellati dalla realtà somatica dell’evento, innescando una spirale cieca di comportamenti in cui la ripetizione si sostituisce alla possibilità di elaborazione. Per questo dal 2002 è attivo al Pronto Soccorso (PS) dell’Ospedale S. Eugenio di Roma uno sportello d’ascolto a cui vengono indirizzati tutti i giovani tra i 14 e i 24 anni che giungono al Servizio. Il colloquio psicologico ha il duplice obiettivo di capire meglio le ragioni che spingono un giovane al P.S. e di fornire ai ragazzi l’opportunità di esprimersi e riflettere sull’accaduto al fine di individuare eventuali collegamenti tra l’incidente e le loro difficoltà psicologico-esistenziali.

Sullo stesso argomento si può leggere l’articolo “L’adolescenza sulle ali di Icaro” nel numero di luglio della rivista.
 
Blog - Per una cultura dell'ordine pubblico PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Montebove   
Numero 220 - anno 2010 - pagg.   
Venerdì 16 Luglio 2010 09:28
Per una cultura dell’ordine pubblico

La “cultura” dell’ordine pubblico non si inventa e, soprattutto, non è figlia del caso. Alla Polizia di Stato, Corpo civile ad ordinamento speciale, compete in primo luogo la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, così come disposto dalle legge 121/1981. La scelta di assegnare ad un Corpo civile la gestione dell’ordine pubblico nasce da profonde analisi e convinzioni, figlie del movimento di sindacalizzazione della Polizia sviluppatosi negli anni Settanta, che hanno portato a ritenere meno adatta la forma mentis militare nell’ambito del cosiddetto “crowd control”. I Funzionari di Polizia, primi attori dell’ordine pubblico, devono possedere una specifica preparazione, anche psicologica. Non a caso sono stati stabiliti, sia per gli ufficiali che per la “truppa”, requisiti attitudinali psicologici molto severi. Il controllo delle emozioni è fondamentale per l’appartenente alle Forze di Polizia. Chi si occupa di ordine pubblico deve tendere all’atarassia emotiva, evitando il contagio emotivo, ma tenendosi anche lontano da un’alienazione totale che può compromettere la serenità psicologica dell’operatore di Polizia. Si tratta di una sorta di “pendolo cognitivo” – atarassia emotivo/contagio emotivo – che è alla base delle azioni, dei comportamenti e delle decisioni dei tutori dell’ordine. I poliziotti italiani, inoltre, hanno la possibilità di addestrarsi in maniera specifica presso il Centro per la tutela dell’ordine pubblico di Nettuno, prima struttura del genere in Italia, all’avanguardia in Europa.
Ma tutto questo è sufficiente per una reale cultura dell’ordine pubblico?

Sullo stesso argomento si può leggere l’articolo “Per una cultura dell’ordine pubblico” nel numero di luglio della rivista.
 
Blog - Perché piace un politico? PDF Stampa E-mail
Scritto da Luciano Arcuri   
Lunedì 07 Giugno 2010 11:19
È fuori di dubbio che il mondo della politica è popolato da personaggi sistematicamente analizzati e valutati dai potenziali votanti, i quali si interrogano sulle caratteristiche che essi presumibilmente possiedono. Si tratta di una curiosità assolutamente legittima, tenuto conto che il destino di tanti cittadini è nelle mani di chi prende decisioni di governo o di chi esercita il potere legislativo. Agli psicologi interessa cogliere i criteri che stanno alla base dei giudizi emessi dai votanti a proposito dei personaggi della politica, partendo dalla semplice constatazione che i criteri di tipo ideologico non esauriscono la spiegazione delle decisioni di voto. Anche se i votanti sono convinti di effettuare scelte guidate soltanto da ragioni di tipo ideologico, i dati di ricerca, provenienti dalla psicologia sociale, ci confermano che queste scelte sono condizionate dalla somiglianza che il votante percepisce fra sé e il personaggio politico.
La letteratura psicologica ci suggerisce che il criterio della “somiglianza percepita” è spesso alla base dello sviluppo di relazioni di amicizia e di affetto. Il meccanismo sembra essere piuttosto semplice: nella misura in cui l’individuo valuta positivamente la propria immagine, sarà portato a valutare positivamente tutti coloro che gli assomigliano. Nell’articolo che compare nel numero di maggio di Psicologia contemporanea vengono analizzati i meccanismi che portano i votanti ad accentuare le caratteristiche che li rendono simili ai leader politici che essi preferiscono, sulla base di un meccanismo che gli psicologi definiscono “di proiezione”.
 
Blog - Onnipotenti e fragili PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe mantovani   
Martedì 04 Maggio 2010 17:18
Nel numero di maggio della rivista nell’articolo «Onnipotenti e fragili» ho parlato di “giovani adulti pieni di rabbia” aggiungendo che è sempre più facile incontrare giovani adulti scontenti: il lavoro non è all’altezza delle aspettative, il compagno non va bene, i colleghi sono un branco di stupidi, i capi non capiscono niente. Mentre i conflitti dell’adolescenza si risolvevano, un tempo, con l’uscita dei figli  dalla casa dei genitori, ora molti giovani adulti, dopo essersi allontanati per gli studi, vi rientrano per esigenze economiche, ricerca di sostegno affettivo, fatica di reggere la logistica della vita da single. In questi casi la ripresa della vita di famiglia può essere fonte di sofferenza sia per i genitori che per i figli: i genitori non capiscono le ragioni della scontentezza dei figli e i figli vivono con insofferenza la loro situazione di adulti incompleti, non del tutto indipendenti.
Il lettore ha incontrato nella sua esperienza delle situazioni simili a quelle descritte nell’articolo? Se sì, come le spiega? Pensa che ci siano accorgimenti o accomodamenti che possano ridurre le tensioni che possono nascere tra figli e genitori, e viceversa, in queste situazioni? Che cosa potrebbero fare i "giovani adulti" e i loro genitori per migliorare la situazione? Ci sono "errori" o "colpe" da una parte o dall'altra oppure la responsabilità di queste situazioni vanno cercate nella società, nell’economia, nella difficoltà di trovare un lavoro dipendente stabile? Ha ragione chi dice che le aspirazioni lavorative di molti giovani adulti nel nostro paese sono poco realistiche e che le difficoltà occupazionali sono il risultato di un insufficiente adattamento alle richieste della società?
 
Blog - Gli antidepressivi: farmaco o placebo? PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuliana Mazzoni   
Martedì 30 Marzo 2010 16:11
Gli antidepressivi funzionano, assicurano i medici. E per questo sono tra i farmaci più prescritti. La loro efficacia sembra dipendere dalla capacità di ristabilire uno stato di equilibrio chimico nel cervello, ma è vero? In una sua recente pubblicazione, Irving Kirsch, professore di psicologia presso l’Università di Hull (UK) sostiene che non sia così. Grazie alla legge sulla libertà di informazione (Freedom of Information Act ) Kirsch ha esaminato tutti i dati di ricerca che le case farmaceutiche hanno inviato all’ente americano preposto all’approvazione dei farmaci (FDA) per ottenere il brevetto, e ha fatto una scoperta inattesa: i pazienti depressi in realtà migliorano sia con il farmaco, sia con il placebo (ossia assumendo una sostanza che non ha nessun effetto sulla chimica cerebrale)! E la differenza tra i due è così piccola da non avere alcun significato clinico. Come mai allora i medici non sanno niente di questo risultato, che è da sempre noto alla FDA? Il motivo è che questo tipo di studi non sono mai stati pubblicati, mentre Kirsch attraverso l'FDA ha potuto analizzare sia i dati degli studi pubblicati sia di quelli non pubblicati. Resta poi da spiegare come sia possibile che farmaci non più efficaci di una pillola di zucchero possano essere stati approvati. Il mistero è svelato quando si consideri che il criterio di approvazione dei farmaci è che vi siano almeno due trials clinici che dimostrino che il farmaco è significativamente più efficace del placebo. Ma le ditte farmaceutiche possono fare quanti trials clinici vogliono, i trials che non dimostrano l’effetto del farmaco non vengono tenuti in conto!
 
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