Blog - Insonnia: se la riconosci la curi PDF Stampa E-mail
Scritto da Vincenzo Natale, Miranda Occhionero   
Numero 216 - anno 2009 - pagg.   
Giovedì 29 Ottobre 2009 10:50
La società attuale promuove il mito dell’efficienza sempre e comunque, estremizzando il vecchio detto “chi dorme non piglia pesci”. Tanto che gli psicologi della salute hanno provocatoriamente rovesciato tale aforisma (“chi non dorme non piglia pesci”) sottolineando come non si possa avere una soddisfacente vita diurna senza una soddisfacente vita notturna.

La riduzione della quantità e/o qualità del sonno (insonnia) può colpire ogni età e ceto sociale, e può pertanto definirsi un disturbo ubiquitario. L’insonnia al suo esordio è spesso sottovalutata, sia dal paziente che dal terapeuta. Il paziente rinvia la ricerca di un aiuto specialistico pensando che il problema si risolverà da sé, e il medico non sempre impiega il tempo necessario per effettuare una attenta diagnosi differenziale. Ciò spiega come mai l’insonnia tende frequentemente a cronicizzare. Essendo molteplici le cause che possono portare all’insonnia il ruolo della diagnosi differenziale riveste un ruolo assai cruciale. Valutare le caratteristiche e la storia temporale dell’insonnia è il primo passo verso la sua corretta comprensione e l’approccio terapeutico più appropriato.
I pazienti insonni che si rivolgono ai centri per i disturbi del sonno hanno lunghe storie alle spalle, caratterizzate anche dai così detti “pellegrinaggi della salute”. Tali esperienze portano all’errata convinzione che di fronte all’insonnia non si possa fare nulla. Sarebbe veramente interessante se i lettori che hanno sofferto o soffrono di insonnia o gli operatori del settore intervenissero raccontando le loro esperienze.

 

Leggete l'intero articolo nel numero di novembre dicembre della rivista.

 
Blog - Uomini in divisa PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Montebove   
Lunedì 28 Settembre 2009 10:44

Sono in genere rispettati e temuti. Talvolta detestati. Spesso mai realmente conosciuti. Stiamo parlando dei poliziotti, degli “sbirri”, persone che hanno fatto – per necessità, per vocazione o per tutte e due i motivi – una scelta professionale e personale molto particolare e carica di implicazioni, anche dal punto di vista psicologico. Ma chi sono veramente i poliziotti? Come si muovono, dal punto di vista psicologico, nella loro delicata attività quotidiana, soprattutto in virtù dell’urgenza e della gravità delle decisioni da adottare nelle cosiddette “situazioni emergenti” ? Come si vedono, come si percepiscono, in rapporto a se stessi e soprattutto ai cittadini? Il rischio “stress” nell’attività di polizia è sempre dietro l’angolo. Nel medio-lungo periodo, esaurimento emozionale e depersonalizzazione – elementi sostanziali del “burnout” – possono colpire anche gli operatori più preparati. Che cosa si fa per prevenire tutto questo? La Polizia di Stato, grazie agli psicologi e agli psichiatri che lavorano al suo interno, ha da alcuni anni introdotto il modello statunitense di auto-mutuo-aiuto definito “Peer Support”. Ma tutto questo può bastare? E che cosa si può fare ancora?

 

Leggete nel numero di novembre-dicembre della rivista un articolo dedicato allo stesso argomento.

 
Blog - La psicologia va in convento PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Mastrofini   
Mercoledì 02 Settembre 2009 15:15
La multiculturalità di cui tanto si parla in Italia si va estendendo anche alle comunità religiose. È sempre più frequente vedere suore straniere nelle parrocchie, nelle strade, nei convegni. La Chiesa è sempre stata un’istituzione internazionale, tuttavia la mancanza di vocazioni che si fa sentire in Italia ha portato molte congregazioni ad aprire le porte dei conventi italiani alle consorelle di Asia ed Africa, soprattutto. Il che porta inediti problemi di convivenza, di scontro di mentalità e di visioni del mondo. A dispetto di una facile pubblicistica che descrive le vocazioni religiose come un mondo ideale, nei conventi tutti i giorni si discute, si litiga anche, ci si scontra, ci si ammala. Ed emergono anche gli stereotipi: gli orientali sono percepiti lenti, gli africani poco affidabili, i latinoamericani troppo allegri… e così via. I documenti ufficiali della Chiesa affrontano il tema della vita comunitaria dal punto di vista psicologico, sottolineando che occorrono equilibrio, capacità di integrazione, una visione del futuro da parte di chi deve guidare la comunità. Ma chi forma i formatori? E chi li controlla? Su questi nodi-chiave ci sono alcuni psicologi – sacerdoti, suore, laici – al lavoro in un settore comunque delicato. Il rischio è quello di confondere la fede con gli atteggiamenti psicologici impedendo o limitando una reale crescita delle persone.
 
Blog – Massaggiare il messaggio PDF Stampa E-mail
Scritto da Anna Oliverio Ferraris   
Mercoledì 26 Agosto 2009 11:39
Lo “spin doctor” è uno specialista delle comunicazione che lavora dietro le quinte per i personaggi pubblici che a lui si rivolgono, generalmente politici ma non solo. I compiti dello spin doctor sono diversificati, ma tutti riconducibili ad una matrice comune: "massaggiare il messaggio", trarre cioè il meglio da qualsiasi situazione in cui sia implicato il committente, fornendo ai giornalisti e ai media una versione "aggiustata" di un evento-notizia in veste, volta per volta, di consigliere per la comunicazione, capo ufficio stampa, portavoce o “campaign manager”. Molte campagne politiche sono state impostate e sempre più vengono impostate da questi professionisti: la vita del candidato viene rimodellata, della sua immagine viene fatto un "restiling", vengono organizzati degli eventi ad hoc e lui (lei) impara a recitare la parte che il pubblico si aspetta o che può suscitare il consenso in un numero consistente di elettori. Le storie toccanti hanno la meglio sui piani di spesa. Il gossip vince e spinge sullo sfondo i problemi concreti del Paese. È urgente riflettere sulle tecniche che utilizzano questi specialisti nell'indirizzare l'opinione pubblica e nel suscitare emozioni in vaste masse di spettatori.
 
Blog - La comicoterapia PDF Stampa E-mail
Scritto da Alberto Dionigi   
Giovedì 25 Giugno 2009 10:19
Quando pensiamo a questa attività ci viene subito in mente il viso allegro di Patch Adams, il celebre medico americano che ha portato a conoscenza del mondo intero la sua opera, favorendo la diffusione di tale pratica: nel corso degli anni, infatti, si sono moltiplicate a centinaia le associazioni ONLUS di clowndottori impegnate nei reparti ospedalieri per migliorare il clima relazionale dei pazienti ricoverati.
Uno sviluppo significativo anche per il nostro paese, tanto che si è sentita la necessità di regolamentare e definire professionalmente la figura dei clowndottori attraverso la nascita, nel 2005, della Federazione Nazionale Clowndottori (FNC). La Federazione nasce dall’esigenza di far chiarezza sulle modalità di intervento di un clowndottore e di fare in modo che gli venga offerta una formazione adeguata e un codice deontologico che sia in linea con l’organizzazione sanitaria.
Ciò mira a rendere chiari e differenziati il ruolo e l’azione di un clowndottore da quelle che sono attività ludiche, d’animazione e di intrattenimento socio-sanitario, in modo che tale figura utilizzi un  modello metodologico strutturato, concordando gli obiettivi con le altre figure professionali.
Si tratta di un’azione fondamentale al fine di professionalizzare la figura dei clowndottori, in modo da aumentare l’efficacia dei loro interventi e preservare i pazienti e i familiari da possibili disagi.
Che ne pensate dei clown in corsia?

Sullo stesso argomento leggete l’articolo pubblicato nel numero di luglio-agosto della rivista.
 
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