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Scritto da Massimo Montebove
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Sono in genere rispettati e temuti. Talvolta detestati. Spesso mai realmente conosciuti. Stiamo parlando dei poliziotti, degli “sbirri”, persone che hanno fatto – per necessità, per vocazione o per tutte e due i motivi – una scelta professionale e personale molto particolare e carica di implicazioni, anche dal punto di vista psicologico. Ma chi sono veramente i poliziotti? Come si muovono, dal punto di vista psicologico, nella loro delicata attività quotidiana, soprattutto in virtù dell’urgenza e della gravità delle decisioni da adottare nelle cosiddette “situazioni emergenti” ? Come si vedono, come si percepiscono, in rapporto a se stessi e soprattutto ai cittadini? Il rischio “stress” nell’attività di polizia è sempre dietro l’angolo. Nel medio-lungo periodo, esaurimento emozionale e depersonalizzazione – elementi sostanziali del “burnout” – possono colpire anche gli operatori più preparati. Che cosa si fa per prevenire tutto questo? La Polizia di Stato, grazie agli psicologi e agli psichiatri che lavorano al suo interno, ha da alcuni anni introdotto il modello statunitense di auto-mutuo-aiuto definito “Peer Support”. Ma tutto questo può bastare? E che cosa si può fare ancora? Leggete nel numero di novembre-dicembre della rivista un articolo dedicato allo stesso argomento.
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