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Scritto da Zygmunt Bauman
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Numero 217 - anno 2010 - pagg. 6-10
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«La moda», scrive Simmel, «è una forma di vita peculiare che consiste in un compromesso fra la tendenza al livellamento sociale e la tendenza all’unicità individuale». Tale compromesso, non dimentichiamolo, non può essere uno “stato stabile”. Non può essere istituito una volta per tutte: la clausola “fino a nuovo avviso” (di solito tempi vergognosamente brevi) è incisa indelebilmente nella sua modalità di esistenza. Quel compromesso, proprio come la moda, è sempre in divenire. Non può restare fermo e ha bisogno di essere eternamente rinegoziato. Attivata dall’impulso a primeggiare (si veda l’Introduzione del mio L’arte della vita), la ricerca di oggetti alla moda conduce ben presto alla banalizzazione/trivializzazione dei simboli di status, cosicché un attimo di disattenzione o un minimo rallentamento del passo può bastare a produrre istantaneamente effetti opposti a quelli voluti: anziché la distinzione bramata, un’abominevole perdita di individualità. Giorno per giorno bisogna procurarsi nuovi simboli, quelli di ieri devono essere immediatamente e ostentatamente scaricati nei rifiuti. Il precetto di “quello che non va più” deve essere osservato con la stessa meticolosità e obbedito con la stessa diligenza del precetto di “quello che è nuovo e (per il momento) in crescita”. Uno status indicato, comunicato e riconosciuto dal possesso e dall’esibizione dei (disperatamente mutevoli ed effimeri) simboli della moda è definito in pari misura dai simboli ostentatamente esibiti e da quelli di cui è ostentata l’assenza.
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