Tutti assieme nel lettone PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Novara   
Numero 217 - anno 2010 - pagg. 58-63   
La nostra epoca è quella in cui la cura dei genitori nei confronti dei figli ha raggiunto livelli mai dati nella storia della vita familiare. L’idea di famiglia come focolare, come luogo di affetti, di amore, di scambi improntati non soltanto alla convenienza ma piuttosto all’area della gratuità e dell’intimità, nasce solo nel secolo scorso quando un movimento pedagogico, sociale e politico innovativo conduce alla privatizzazione della relazione tra genitori e figli (Barbagli, 2000; Barbagli e Kertzer, 2002; 2005).
A questa importante rivoluzione si sommano tutte le trasformazioni che il secolo scorso, in particolare con il Sessantotto, ha prodotto nel rapporto con i bambini: il desiderio di riuscire a instaurare rapporti sempre più positivi e autentici; la volontà di riscattare approcci e modalità tiranneggianti e violente; l’impegno nel coglierne e soddisfarne i bisogni profondi e le necessità fondamentali. I genitori di oggi hanno alle spalle un’evoluzione pedagogica significativa, sono indubbiamente più attenti e sensibili, dispongono di strumenti, studi, libri e specialisti come mai prima d’ora. Eppure qualcosa non funziona.

Nel 2007, spinti dal desiderio di comprendere meglio come si stanno definendo nelle famiglie italiane alcuni parametri di gestione educativa, decidemmo, con i collaboratori del CPP (Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti) di Piacenza, di realizzare un’indagine conoscitiva. Ci interessava in particolar modo l’aspetto della permanenza tardiva dei bambini nel lettone, ossia dopo il quarto anno di vita. Un fenomeno particolarmente importante sia per il significato psicologico, per altro abbastanza evidente e riferito a componenti sostanzialmente di tipo sessuale, sia per la metafora educativa sottostante.
 
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