Blog - I paradossi del nuovo management PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela Marzano   
Numero 217 - anno 2010 - pagg.   

Il linguaggio manageriale contemporaneo è estremamente ambiguo: si costruisce su messaggi inconciliabili (secondo il modello del double bind) e chiede sempre più spesso agli individui una cosa e il suo contrario. Qualunque sia il settore di attività, si sente sempre più parlare di “autonomia” e “responsabilità”: ogni lavoratore deve sentirsi libero di agire come vuole, di portare alla propria azienda idee nuove e di trovare al suo interno il proprio benessere. Ma di quale autonomia si tratta?
I dipendenti devono considerarsi “autonomi” nella misura in cui possono organizzare il loro lavoro come meglio credono, ma devono al tempo stesso rispettare gli obiettivi e i calendari fissati dalla direzione. L’autonomia nell’impresa è dunque molto relativa e non permette mai ai lavoratori di “autodeterminarsi”. In compenso, la sua utilità è grande: serve a giustificare il fatto che, se gli obiettivi non vengono raggiunti, siano i dipendenti a doversi assumere la piena responsabilità del fallimento. In quanto agenti autonomi, infatti, essi sono responsabili delle proprie azioni e delle loro conseguenze: nessun errore potrà essere perdonato.
La logica di cui sono oggi prigionieri i lavoratori è sempre più perversa: la responsabilità viene abilmente trasferita dall’alto verso il basso; se gli obiettivi assegnati non sono raggiunti, la colpa non è mai attribuita al fatto che obiettivi erano oggettivamente irraggiungibili, ma alla mancanza di motivazione e di valore del dipendente. Ci si può allora realmente stupire che il malessere legato al proprio lavoro non fa’ altro che aumentare?

 

Troverete un articolo sull'argomento nel numero di gennaio (217) della rivista.

 
Commenti (1)
Dott.ssa D'Intino Ileana
1 Martedì 29 Dicembre 2009 16:04
idintino

Illustre professoressa Marzano,

sono Ileana D'Intino, docente in contabilità, bilancio e sicurezza sul lavoro per corsi di riqualificazione professionale in Emilia-Romagna.

Grazie per il Suo articolo che stimola e rinsalda fiducia, garantisce gli equilibri sociali ed economici tanto minati dal paradosso giuridico di riferimento “EURO”.

A quasi dieci anni dall'entrata in vigore della “moneta unica europea” assistiamo al relativo paradosso: ci troviamo, infatti, in una fase di regressione economica, quasi di depressione, quasi il collasso del sistema fiscale teorizzato dall'economista Cagan per le economie di iperinflazione.

I tanti prospettati vantaggi economici dell' EURO quali l'assenza di inflazione, l'elevato livello di benessere, la mancanza di disoccupazione, la parità del potere di acquisto, la concorrenza perfetta, nel lungo periodo non solo, quasi, non si presentano, ma attestano un rapporto debito pubblico/PIL PARI A 115,3 nel 2009 (fonte: Ministero dell'economia e delle finanze, Manovra anticrisi 2010).

L'azienda è, sì, una attività economica rischiosa, ma il rischio deve essere contrastato, non strumentalizzato ai fini della sfrenata logica del profitto.

Quanto è attuale il poeta Virgilio che, già nel 30 A.C., nell'Eneide afferma “fin dove non spingi i mortali fame nefasta dell'oro?”.

Bisogna saper fare, come ci suggerisce Popper, di un problema un'opportunità; un esempio: non ridurre il personale per mancanza di ordini e commesse, ma saper investire nel breve-medio periodo in formazione continua ed aggiornamenti costanti del capitale umano per poter generare nel medio-lungo periodo le economie di scala del personale (economie di scala dinamiche), profittabilità e redditività aziendali attestando un continuo-circolo-virtuoso di crescita auto-rinforzante.

Un cordiale saluto ed i migliori auguri di buon anno nuovo a tutti,

Ileana D'Intino

Dott.ssa D'Intino Ileana, Viale Europa 13- 66100 Chieti; e-mail:idintino@libero.it

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