Il Blog di Psicologia contemporanea è uno spazio nel quale, periodicamente, affronteremo un tema specifico e di attualità nell’ambito della ricerca psicologica o in settori affini. I lettori potranno partecipare con opinioni e commenti, dopo una semplice registrazione con indirizzo di posta elettronica valido.

Ferma restando la piena libertà di espressione sugli argomenti affrontati, che ci auguriamo possa mettere in evidenza una molteplicità di voci e punti di vista, avvertiamo i lettori che interventi offensivi delle diverse opinioni non saranno tollerati e di conseguenza verranno cancellati.



Blog - La sessualità nel villaggio globale PDF Stampa E-mail
Scritto da Alberto Pellai   
Sempre più spesso i ragazzi utilizzano l’esplorazione e la navigazione del mondo web per ottenere informazioni sulla sessualità e per intrattenersi, eccitarsi e – a volte – confondersi con i troppi materiali espliciti che sono resi prontamente disponibili dalla rete, senza alcuna mediazione o filtro. Alcuni genitori dotano i propri computer di sistemi di bloccaggio, che però, l’avanzata competenza tecnologica dei figli, permette di aggirare. Altri genitori invece permettono ai figli di navigare in totale solitudine e libertà, non preoccupandosi di ciò con cui essi potrebbero venire a contatto. I giovanissimi sono sempre più sospesi tra una profonda diseducazione sessuale, alla quale gli adulti continuano a non porre rimedio, e una potente sollecitazione di stimoli di natura spesso pornografica, gestita da un mercato che ha in mente solo il profitto e non l’educazione di chi sta attraversando il territorio fra l’infanzia e l’adolescenza.
Tale dicotomia è risolvibile, secondo molti, solo attraverso un’autoregolamentazione del sistema web, che però è al momento impossibile. Chi, infatti dovrebbe esercitarla e in base a quali criteri? E chi, inoltre, ne dovrebbe controllare e sanzionare l’eventuale trasgressione?
Si auspica dunque una funzione di regolamentazione ed educazione interna alla famiglia. Ma chi aiuta i nuovi genitori a diventare educatori credibili e competenti in un campo in cui nessuno mai li ha informati e formati? E inoltre, come possono, dei genitori che si impegano ad educare alla sessualità i propri figli, difenderli dal continuo bombardamento di messaggi e di stimoli che, non richiesti, invadono ogni ambito della loro vita sociale? Come controllare la loro fruizione dei mass media, di vecchia e nuova generazione?
Molte domande, per un dibattito aperto, tutto da costruire insieme.

 
Blog - Essere "uomini d'onore" PDF Stampa E-mail
Scritto da Franco Di Maria, Giorgio Falgares   
Cosa Nostra siciliana viene considerata, da molti, in crisi. I successi ottenuti dalle forze dell’ordine e un numero importante di nuovi pentiti, soprattutto tra le cosche emergenti, sembrano testimoniare una difficoltà organizzativa e di leadership che ricorda quella del periodo successivo alle stragi del 1992.
Nonostante ciò, noi riteniamo che all’attuale fase di crisi non corrisponda una diminuzione del potere attrattivo che Cosa Nostra riesce ad esercitare nei confronti dei suoi affiliati.
Anzi, indagando i diversi casi di suicidio registrati tra i mafiosi in questi ultimi anni, ci siamo convinti che il legame che lega l’uomo d’onore all’organizzazione mafiosa rimanga profondissimo e drammaticamente vincolante.
Ricostruendo le storie dei mafiosi che hanno deciso di togliersi la vita, sembra emergere molto nettamente un senso di devozione e di rispetto, potremmo parlare di identificazione satura. Negli affiliati si innestano le stesse dinamiche ingroup/outgroup che caratterizzano le culture fondamentaliste in varie parti del mondo.
In questo senso, la nostra ipotesi è che la mafia possa essere concepita come un’etnia con un suo rigidissimo sistema di valori, caratterizzata da una matrice culturale di chiaro stampo fondamentalista che vincola i propri membri a una appartenenza cieca, elitaria ed escludente. Un’appartenenza che contrassegna drammaticamente la netta separazione tra il dentro e il fuori del gruppo.
 
Blog - L'adolescenza sulle ali di Icaro PDF Stampa E-mail
Scritto da Paola Carbone, Elisa Casini, Anna Ferrari   
Tra i comportamenti rischiosi giovanili l’incidente prevale per frequenza e pericolosità: l’ISTAT (2007) segnala più di mille morti l’anno e più di 80000 feriti nella fascia d’età 15-24 anni. Ciò malgrado, spesso, si tende a banalizzare l’incidente considerandolo una ragazzata o un evento dettato dal fato. Dalla nostra esperienza clinica emerge invece che in molti incidenti giovanili entrino in gioco non solo fattori esterni, ma anche fattori emozionali consci (sfida, ricerca di sensazioni forti) o inconsci (depressione, autolesionismo) che fanno dell’incidente “l’agito” attraverso cui possono esprimersi diverse problematiche dell’adolescente. È dunque necessario offrire a questi giovani uno spazio di ascolto per attivare un’elaborazione dell’incidente utile ad evitare che i problemi psicologici che l’hanno indotto vengano cancellati dalla realtà somatica dell’evento, innescando una spirale cieca di comportamenti in cui la ripetizione si sostituisce alla possibilità di elaborazione. Per questo dal 2002 è attivo al Pronto Soccorso (PS) dell’Ospedale S. Eugenio di Roma uno sportello d’ascolto a cui vengono indirizzati tutti i giovani tra i 14 e i 24 anni che giungono al Servizio. Il colloquio psicologico ha il duplice obiettivo di capire meglio le ragioni che spingono un giovane al P.S. e di fornire ai ragazzi l’opportunità di esprimersi e riflettere sull’accaduto al fine di individuare eventuali collegamenti tra l’incidente e le loro difficoltà psicologico-esistenziali.

Sullo stesso argomento si può leggere l’articolo “L’adolescenza sulle ali di Icaro” nel numero di luglio della rivista.
 
Blog - Per una cultura dell'ordine pubblico PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Montebove   
Per una cultura dell’ordine pubblico

La “cultura” dell’ordine pubblico non si inventa e, soprattutto, non è figlia del caso. Alla Polizia di Stato, Corpo civile ad ordinamento speciale, compete in primo luogo la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, così come disposto dalle legge 121/1981. La scelta di assegnare ad un Corpo civile la gestione dell’ordine pubblico nasce da profonde analisi e convinzioni, figlie del movimento di sindacalizzazione della Polizia sviluppatosi negli anni Settanta, che hanno portato a ritenere meno adatta la forma mentis militare nell’ambito del cosiddetto “crowd control”. I Funzionari di Polizia, primi attori dell’ordine pubblico, devono possedere una specifica preparazione, anche psicologica. Non a caso sono stati stabiliti, sia per gli ufficiali che per la “truppa”, requisiti attitudinali psicologici molto severi. Il controllo delle emozioni è fondamentale per l’appartenente alle Forze di Polizia. Chi si occupa di ordine pubblico deve tendere all’atarassia emotiva, evitando il contagio emotivo, ma tenendosi anche lontano da un’alienazione totale che può compromettere la serenità psicologica dell’operatore di Polizia. Si tratta di una sorta di “pendolo cognitivo” – atarassia emotivo/contagio emotivo – che è alla base delle azioni, dei comportamenti e delle decisioni dei tutori dell’ordine. I poliziotti italiani, inoltre, hanno la possibilità di addestrarsi in maniera specifica presso il Centro per la tutela dell’ordine pubblico di Nettuno, prima struttura del genere in Italia, all’avanguardia in Europa.
Ma tutto questo è sufficiente per una reale cultura dell’ordine pubblico?

Sullo stesso argomento si può leggere l’articolo “Per una cultura dell’ordine pubblico” nel numero di luglio della rivista.
 
Blog - Perché piace un politico? PDF Stampa E-mail
Scritto da Luciano Arcuri   
È fuori di dubbio che il mondo della politica è popolato da personaggi sistematicamente analizzati e valutati dai potenziali votanti, i quali si interrogano sulle caratteristiche che essi presumibilmente possiedono. Si tratta di una curiosità assolutamente legittima, tenuto conto che il destino di tanti cittadini è nelle mani di chi prende decisioni di governo o di chi esercita il potere legislativo. Agli psicologi interessa cogliere i criteri che stanno alla base dei giudizi emessi dai votanti a proposito dei personaggi della politica, partendo dalla semplice constatazione che i criteri di tipo ideologico non esauriscono la spiegazione delle decisioni di voto. Anche se i votanti sono convinti di effettuare scelte guidate soltanto da ragioni di tipo ideologico, i dati di ricerca, provenienti dalla psicologia sociale, ci confermano che queste scelte sono condizionate dalla somiglianza che il votante percepisce fra sé e il personaggio politico.
La letteratura psicologica ci suggerisce che il criterio della “somiglianza percepita” è spesso alla base dello sviluppo di relazioni di amicizia e di affetto. Il meccanismo sembra essere piuttosto semplice: nella misura in cui l’individuo valuta positivamente la propria immagine, sarà portato a valutare positivamente tutti coloro che gli assomigliano. Nell’articolo che compare nel numero di maggio di Psicologia contemporanea vengono analizzati i meccanismi che portano i votanti ad accentuare le caratteristiche che li rendono simili ai leader politici che essi preferiscono, sulla base di un meccanismo che gli psicologi definiscono “di proiezione”.
 
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